Accumulo lento e costante

Diego Oberti / Preludio I

03 maggio 2021

Nello studio dei bravi architetti, anche quelli disordinati, c’è uno spazio dedicato ad una strana collezione: la materioteca.

 

La materioteca è una raccolta di materie o materiali. Una materioteca si sviluppa nel corso degli anni, non si va a comprare. È un accumulo lento e costante, un percorso di scoperta, perché malgrado si “vedano” sempre le stesse materie, in realtà ve n’è una varietà infinita – nel vero senso del termine. In questo senso, a differenza di una biblioteca per esempio, la materioteca è sempre unica. Attenzione, si può avere una materioteca anche in cucina, con spezie ed erbe aromatiche, così come si può avere una materioteca composta di carotaggi diversi per quota e profondità. In questo scritto, scrivo di una materioteca non specifica. Tornando all’unicità: mentre A è sempre A e la Bibbia è sempre la Bibbia, un’impiallacciatura di noce non è mai due volte la stessa, cambia la fiamma, cambia il colore, o semplicemente cambia l’albero o il modo in cui esso è stato trattato. Considerata la quantità di specie di piante e la quantità di esemplari di ogni specie, avere una materioteca completa sul tema è semplicemente impossibile. Si può tuttalpiù collezionare degli esemplari, che saranno però sempre unici. Dato un marmo, è impossibile avere due lastre uguali; basti dire che nella stessa cava, se si scava in due punti leggermente distanti, cambia completamente il disegno e il colore. Ho visto materioteche che catalogavano diversi tipi di luce all’interno di piccole scatole di cartone forate in differenti modi, e simulazioni di nuvole e acque colorate ferme e in movimento. Grandi teche di tessuti diversi sia stesi che piegati, sfrangiati o sagomati con precisione.


Così le materie o i materiali, bisogna vederli, toccarli, alcuni annusarli, sentire come suonano, e se si ha una materioteca questo è più semplice.

 

Ma qual è l’uso di una materioteca, perché comporla? È una giusta domanda. Le materioteche servono perché immaginare la materia non è così semplice. Il dato di fatto che le materie, o i materiali, non sono mai gli stessi, e che ci siano infinite incognite nell’equazione, porta ad un’inevitabile e continua semplificazione. Se penso ad una mela, penso ad un’immagine estremamente semplificata di una mela. Ma una mela ha una forma irregolare, ha una sua lucidità, macchiata per così dire, figura una massa fitta di puntini, sfumature di verde o di rosso. Guardando una mela al vero si capisce subito che è molto più complicata di come la si immaginava. Alcune mele sembrano cieli stellati. Avere in mente un’immagine completa o quanto meno fedele di una mela senza avere a portata di mano la mela è molto, molto difficile.

 

Così le materie o i materiali, bisogna vederli, toccarli, alcuni annusarli, sentire come suonano, e se si ha una materioteca questo è più semplice. Più grande è, meglio è. L’ideale è averla enorme. Grande come un palazzo. Ma se non avete un palazzo si può sempre uscire di casa e guardare la città o il mondo intero, o perché no l’universo (o gli universi). Una volta di fronte alla vostra materioteca multi-verso non vi resta che contemplarla, avvicinarvi, prendere una delle infinite e mai uguali materie disposte al suo interno e interrogarla: resisti agli urti? Cosa succede se ti bagni? Sei calda o fredda al tatto? Perché non parli?